“E’ sacro ciò che attiene all’ordine dei mondi, ciò che garantisce questo ordine. Ma il sacro concerne anche l’uomo e non solo il cosmo fisico. Il sacro è in tal senso un valore una produzione culturale”.

Claude Levi-Strauss

Un luogo è l’insieme di ciò che coesiste in un certo spazio e tempo, è l’interazione tra un percettore e il mondo fisico che lo abbraccia. Un luogo è parte di un paesaggio (luogo dei luoghi) ed è riconoscibile per le sue caratteristiche naturali o antropiche che ne definiscono l’identità.

In questo testo, con il termine “sacro” non mi riferisco a luoghi di culto per i fedeli di diverse religioni, ma alla sacralità che si percepisce quando in un luogo si avverte una relazione forte, un ordine tra le cose che lo compongono.
La sacralità non è descrivibile, ma se ne sente chiaramente la presenza.

La sacralità di un luogo è forza del tempo perché attraverso il suo lavoro di pioggia, sole, gelo, arsura si è creata un’armonia, ma è anche forza dell’uomo che ha progettato e costruito: quanti fili a piombo sono stati consumati per mettere in verticale gli edifici e quanti angeli sono stati scolpiti nella pietra e quanti giardinieri hanno piantato e ripiantato cespugli, alberi e siepi: tutto ciò va rispettato per le manifestazioni prodigiose della natura e per le memorie di ideali, uomini, dei che ancora trasmettono vibrazioni così intense che quasi si possono percepire sulla pelle.

Quando come musicista parlo di luoghi, ne parlo come spazio da sentire, da vivere, in cui immergersi, e non come qualcosa di separato da me a cui ispirarmi per scrivere un pezzo di musica. Non riflettori o palchi o suoni amplificati che annullano qualsiasi cosa intorno, ma deferenza, accordo, collaborazione.

Questo senso della sacralità e del rispetto dei luoghi mi ha portato ad elaborare un tipo di musica in grado di cooperare con essi. Una musica aperta verso il suo esterno, capace di integrarsi, piuttosto che imporsi: una musica che risuona attraverso il luogo e questo attraverso la musica.

Ho sempre sognato di far risuonare il mondo grazie alla capacità che la musica possiede di unire ciò che è separato.

E così ho vissuto il passaggio dal buio alla luce in un giorno di primavera, a Roma, in cui ho potuto ascoltare, attraverso la mia musica, l’aurora, il crepuscolo e l’alba fino a che questa non si è dispersa nel rumore del traffico.

Ho potuto ascoltare lo sbocciare delle rose e la forza del loro profumo mattutino.

Ho potuto ascoltare il sole che tramonta, il volo delle rondini, le voci di contadini che rientrano dal lavoro e le ombre che si allungano sui prati.

Ho potuto ascoltare il silenzio, la luce radente sulla Via Adriatica, il frusciare delle querce…. il camminare di un uomo, mentre cadono foglie colorate dagli aceri del New Jersey.

Walter Branchi – (Febbraio 2009)