Corpo e Mente

In questa sezione sono riportati articoli e rubriche sul benessere del Corpo e della Mente

I migliori antinfiammatori? Natura, arte e religione

Assistere a meraviglie come il Grand Canyon, la Cappella Sistina o l’Ave Maria di Schubert potrebbe potenziare notevolmente il sistema immunitario dell’organismo. La ricerca ha infatti collegato le emozioni positive, e soprattutto la meraviglia che proviamo quando veniamo toccati dalla bellezza di natura, arte e spiritualità, ad una riduzione dei livelli di citochine proinfiammatorie, che sono le proteine che segnalano al sistema immunitario la necessità di lavorare più intensamente. Questo dato dimostra che le emozioni positive sono associate ai marcatori di buona salute. Benché le citochine siano necessarie per combattere le infezioni, le malattie ed i traumi, livelli permanentemente elevati di citochine sono associati ad uno stato di salute peggiore e a disordini come il diabete di tipo 2, cardiopatie, artrosi e persino depressione e morbo di Alzheimer.

Da lungo tempo, è ormai accertato che una dieta sana e buone quantità di sonno ed esercizio potenzino le difese dell’organismo contro le malattie fisiche e mentali, ma questa ricerca è stata una delle prime ad investigare il ruolo delle emozioni. Ciò che facciamo per promuovere emozioni positive, come una passeggiata nella natura, ascoltare la musica o ammirare opere d’arte, ha dunque un’influenza diretta sulla salute e sulla speranza di vita. La meraviglia è associata alla curiosità e al desiderio di esplorare, che suggerisce risposte comportamentali antitetiche rispetto a quelle osservate durante l’infiammazione, dove le persone tipicamente evitano gli altri nel proprio ambiente. E’ difficile dire se sia il basso livello di citochine a stimolare sentimenti positivi oppure il contrario, ma è possibile che un basso livello di citochine consenta alle persone di provare emozioni più positive, o che la relazione sia bilaterale. (Emotion online 2015)

“Simile a una stella tu sarai”

Le parole sono araldi di mondi che sembrano passati, ma vivono ancora nei suoni che pronunciamo, ignari dello spirito che li abita. La parola ‘cosmesi’ viene a noi da un mondo lontano e, pur essendo di derivazione greca, arriva da molto più’ lontano, indietro nel tempo, prima della storia, quando il ‘cosmo’, con i movimenti lenti e meravigliosi degli astri splendenti, parlava agli esseri umani la lingua del Sacro Ordine, che si svelava per volontà della Divina Artefice; la Grande Dea Creatrice, Madre dell’Universo e garante della conoscenza e delle leggi.
‘Cosmo’ e ‘Cosmesi’ hanno la stessa origine, in quella stupefatta percezione di un ordine intellegibile, che riempie di meraviglia. L’ordine per eccellenza e’ quello creato dalla Dea, la cui somma espressione fu l’universo, quello che più’ tardi fu il ‘Kosmos’ per i Greci.
Essi chiamarono ‘Cosmoi’ certi integerrimi magistrati, specialmente cretesi, che ebbero la funzione di mettere ordine nella pubblica amministrazione. Il ‘Cosmeta’ fu anche lo schiavo addetto al guardaroba, mentre la ‘Cosmeta’ fu la cameriera di camera, addetta alle cure igieniche della signora, dal bagno, ai massaggi, agli unguenti, fino alla vestizione. Il ‘Cosmete’ fu, invece, una specie di zio o precettore, addetto alla cura degli efebi.
Dal vocabolo ‘Kosmos’ nacque il verbo ‘Kosmeo’, cioè’ mettere ordine e poi, estensivamente, adornare, abbellire. La Cosmesi e’, quindi, l’arte di trasformare il disordine in ordine, facendo assomigliare l’essere umano, in ogni sua attività’, sociale, politica, educativa e personale, al cosmo.
Ecco che la parola ‘cosmesi’ porta con se lo spirito di un’epoca lontana, in cui ogni attività’ umana tentava di inserirsi armoniosamente nell’ordine naturale integrale, da cui nulla e nessun essere vivente fu escluso, esprimendo la propria individualità in modo da assomigliare alla Dea, manifestazione vivente dell’universo.

Randa Romero

L’importanza della respirazione e i prodigi della natura

Le alte vette dell’Himalaya mettono a dura prova anche gli alpinisti più’ esperti. La permanenza nell’atmosfera rarefatta provoca disturbi che vanno da quelli più lievi (mal di testa, vertigini e nausea) fino a quelli letali (accumulo di liquidi nei polmoni e ingrossamento dell’encefalo). Gli esseri umani possono tentare di adattarsi alle alte quote, ma non è detto che vi riescano. Per sopravvivere al di sopra di 3000 metri s.l.m. molte persone devono utilizzare la maschera ad ossigeno.

Le popolazioni tibetane e andine hanno sviluppato adattamenti specifici per la scarsità di ossigeno, tra cui cuore e polmoni di dimensioni maggiori e sangue particolarmente ricco di globuli rossi e di emoglobina. Famosi sono gli sherpa nepalesi per la loro robustezza e valentia come portatori e guide esperte alle altitudini himalaiane. Tuttavia, molti di loro muoiono svolgendo questo lavoro perché l’organismo, per quanto temprato, cede sfiancato dal lungo viaggio con pesanti carichi. Per evitare i disturbi dovuti all’altitudine e’ necessàrio un rigoroso addestramento, che sarà più lungo quanto più in alto ci si vuole inerpicare.
Quando ci spostiamo dal livello del mare verso la montagna, il nostro corpo inizia immediatamente ad abituarsi: il cuore batte più rapidamente e, dopo alcuni giorni, i nostri vasi sanguigni possono aumentare di diametro. Nel corso di qualche settimana, il ritmo e la profondità del nostro respiro aumentano, permettendo l’ingresso di una maggiore quantità di aria nei polmoni. Nel frattempo la rete dei capillari si infittisce, mentre aumentano sia il livello dell’emoglobina sia il numero dei globuli rossi, che permettono al sangue di trasportare più ossigeno. Grazie ad allenamenti mirati, alcuni scalatori sono riusciti a sopravvivere per brevi periodi senza la maschera ad ossigeno sulle cime più alte del mondo.
E mentre noi esseri umani fatichiamo a trovare gli adattamenti giusti per muoverci in alta montagna, due volte l’anno stormi di oche e anatre sorvolano l’Himalaya nel loro viaggio migratorio dalle dimore invernali dell’India ai luoghi di riproduzione estiva in Russia. Come fanno questi uccelli a volare per così lunghe distanze e sopravvivere a così alta quota?
La caratteristica fisiologia che permette loro di effettuare tali sorprendenti performances e’ la grande efficienza dei polmoni, che riescono a prelevare dall’aria molto più ossigeno di quanto riusciamo a fare noi. Nel sangue di questi migratori, inoltre, l’emoglobina (la proteina che trasporta l’O2 ai tessuti di tutto il corpo) ha un’eccezionale affinità per questo gas. Inoltre, il sistema circolatorio presenta un elevatissimo numero di capillari, che irrorano di sangue riccamente ossigenato i muscoli preposti al volo, i quali, a loro volta sono pregni di una proteina che può immagazzinare una scorta di ossigeno di riserva pronta all’uso. Tutti questi adattamenti permettono agli uccelli che volano ad alta quota di librarsi e viaggiare anche in luoghi dove l’atmosfera e’ rarefatta.
Molte persone, se non la maggior parte, ormai lontane dai ritmi naturali respirano in modo non corretto. Esistono molte teorie che spiegano i motivi per i quali un atto così naturale e così essenziale per la nostra vita spesso non venga compiuto in modo appropriato. È necessàrio apprendere e praticare correttamente la respirazione.
La maggior parte delle persone tende a respirare con la parte alta del torace, le spalle e il collo, mentre l’addome rimane contratto. Questa modalità si chiama ‘respirazione paradossa’. Nella respirazione corretta si espandono lo sterno, la parte bassa della gabbia toracica e l’addome. Questa modalità si chiama ‘respirazione diaframmatica’ e ha la proprietà di spingere l’aria più’ in profondità’ nei polmoni, aumentando l’efficienza e diminuendo lo sforzo. La respirazione diaframmatica è molto più vantaggiosa, favorisce il rilassamento, la meditazione e aumenta la resistenza alla fatica muscolare.
I cantanti professionisti non possono fare a meno di imparare la respirazione diaframmatica, perché’ essa migliora l’estensione della voce. Basti pensare ai grandi interpreti dell’opera lirica, dotati si di talento naturale, ma forgiati da ore di esercizi respiratori oppure, molto più’ semplicemente, al primo vigoroso vagito del neonato che, abbandonato il grembo materno, respira …a pieni polmoni.

Flora Chiavarello

L’Universo che Respira

image1Un atto semplice, inconsapevole e quotidiano come respirare, osservato liberamente, svela all’attenzione appassionata una delle manifestazioni tangibili del legame che unisce tutti gli esseri e perfino quella che chiamiamo materia inanimata, nella creazione costante delle condizioni adatte alla vita.

Il nostro sistema respiratorio individuale, formato dai polmoni, dai muscoli intercostali che fanno muovere la gabbia toracica come un antico mantice, dal centro cerebrale che giuda il ritmo respiratorio variandolo sensibilmente per renderlo adatto ad ogni esigenza vitale, non servirebbe a nulla se non ci fossero le piante verdi, i microrganismi che vivono, invisibili ai nostri occhi ovunque, i liquidi, immensi oceani e le rocce.
L’ossigeno, indispensabile comburente che trasforma il cibo in energia da noi utilizzabile, non viene prodotto dal nostro organismo, ma dall’insieme del mondo vegetale e dei microrganismi. L’anidride carbonica, veleno mortale per le nostre cellule e’ l’elemento che le indomite piante verdi utilizzano per il loro metabolismo. Gli oceani, come grandi uteri regolano, aiutati dalle rocce, i livelli di anidride carbonica e ossigeno nell’aria.
Nel nostro organismo la respirazione non può’ avvenire in assenza di acqua. Anche se non e’ evidente, bere e’ indispensabile per respirare.
Non e’ un caso, dunque, che la sapienza orientale espressa in diverse tecniche meditative come lo Yoga o il Thai Chi, dia alla respirazione la massima rilevanza: ogni volta che respiriamo nutriamo il nostro organismo con l’energia universale, prodotta dalla collaborazione planetaria e, contemporaneamente nutriamo, a nostra volta, il pianeta e ogni essere che vi abita. La respirazione e’ utilizzata come una tecnica adatta a raggiungere l’illuminazione, che si produce quando l’attenzione esclusiva sul proprio Io cessa, a favore di un’attenzione calma e diffusa, inclusiva ed intuitiva.
La respirazione umana non e’ un processo indipendente, ma un nodo della rete brillante che assicura, con un mirabile gioco di collaborazione inter specifica, le condizioni adatte alla Vita sul nostro pianeta.

Randa Romero